Lettera contro l’agente ferito in Duomo, solidarietà al poliziotto Angelo De Simone
“Qualcuno ha scritto che il lavoro del poliziotto è un lavoro da figlio di put…, è troppo poco, è un lavoro da persona mentalmente bacata, che ha venduto l’anima alla più bieca forma di repressione del potere di turno. Siete delle mer… Lei è una mer…”.
“Qualcuno ha scritto che il lavoro del poliziotto è un lavoro da figlio di put…, è troppo poco, è un lavoro da persona mentalmente bacata, che ha venduto l’anima alla più bieca forma di repressione del potere di turno. Siete delle mer… Lei è una mer…”.
Questo è il passaggio di una lettera, firmata, indirizzata al dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia Angelo De Simone, rimasto ferito negli scontri del 17 e 18 ottobre.
De Simone è sempre in prima fila quando ci sono le manifestazioni, coordina e gestisce migliaia di uomini durante le fasi più accese degli scontri e lavora per ridurre quanto più possibile i danni a cose e persone. È un volto noto sia per i milanesi sia per i manifestanti, e forse anche per chi ha scritto quella lettera carica d’odio in cui viene scritto nero su bianco che sia “Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti”.
Parole di una cattiveria incomprensibile e ingiustificabile, dirette espressamente contro De Simone, noto come “Super poliziotto”, ma anche contro la polizia. Nella lettera ci sono anche riferimenti ai fatti di Genova del 2001 e quel che colpisce è che non appare come una lettera d’impeto ma piuttosto una missiva ragionata e studiata, non solo perché è arrivata mediante posta ordinaria, che quindi ha richiesto di essere imbustata, affrancata e spedita, ma anche perché nella lettera si trova un linguaggio piuttosto ricercato.
Con tutto il risentimento, il rancore e l’odio possibile auguro a Lei ed ai suoi uomini di mer… di crepare tra i peggiori tormenti”, conclude la lettera. Al termine della lunga sequela d’odio c’è anche la firma, scritta a penna, di non facile identificazione a occhio nudo.
Eppure, le forze dell’ordine sono in possesso di un enorme database di dati e di documentazioni da cui trarre una firma, se fosse vera, e, di conseguenza, non è escluso che l’autore sia già stato identificato.
T.Fernsby--MC-UK