Morning Chronicle - Loznitsa, L'Europa che taglia i fondi alla Biennale? Un'idiozia assoluta

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Loznitsa, L'Europa che taglia i fondi alla Biennale? Un'idiozia assoluta
Loznitsa, L'Europa che taglia i fondi alla Biennale? Un'idiozia assoluta

Loznitsa, L'Europa che taglia i fondi alla Biennale? Un'idiozia assoluta

Il regista ucraino fuori concorso con il documentario Imperium

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(dell'inviata Francesca Pierleoni) Le polemiche come quella su Ilya Khrzhanovsky, presente in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con Dau, "nascono per spostare la nostra attenzione dalle cose ben più importanti. Questa questione è stata imposta dai politici perché la cultura è un target molto facile. Provate a combattere chi fa le guerre. Provate a non comprare il petrolio e il gas russi". Lo dice al Lido, parlando con i giornalisti, il regista ucraino di origini bielorusse Sergei Loznitsa, fuori concorso quest'anno con il documentario Imperium, viaggio per immagini in varie repubbliche dell'allora Unione Sovietica, realizzato interamente con materiali d'archivio dimenticati da tempo, girati tra il 1970 e il 1973 da cineasti italiani, fra i quali Folco Quilici, Gianni Bonicelli, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara, Rudi Assuntino. Tornando all'attualità, secondo Loznitsa "i politici non possono permettersi di rinunciare a comprare di nascosto il gas russo, allora riversano la nostra attenzione e le polemiche sulla Biennale. Per esempio c'è quello che è accaduto con lo scandalo attorno alla Biennale questa primavera, è un'idiozia assoluta perché togliendo il finanziamento europeo alla Biennale di 2 milioni hanno tolto i fondi ai partecipanti alla Biennale, perché sono cittadini dell'Europa. Quindi hanno tagliato il ramo su cui sono seduti loro. È kafkiano, è autolesionista", sottolinea. Venendo al documentario (prodotto da Essential Film, Kino Produzioni con Rai Cinema, Luce Cinecittà, Société Parisienne de Production, Arte France/Studio Uljana), Imperium nasce dalla sua rielaborazione dei materiali di tre archivi italiani, Aamod, Archivio Luce Cinecittà e CSC - Cineteca Nazionale, per un viaggio immersivo, che passa fra gli altri per i Carpazi, il deserto del Karakum in Turkmenistan, le repubbliche caucasiche di Georgia, Armenia e Azerbaigian arrivando in Uzbekistan e Tagikistan e infine al Pacifico, senza dimenticare Mosca o l'allora Leningrado. Un percorso di tre ore, nato lavorando su 482 rulli di pellicola principalmente super 16mm colore, per un totale di quasi 60 ore di girato, di cui sono in gran parte andate perdute le registrazioni sonore, che Loznitsa ha ricreato con un'attenzione mimetica. Così entriamo in pezzi di vite e eventi pubblici, agli inizi degli anni '70, sfilate militari, compere a Natale, soldati in licenza, scuole, balli, feste locali, grandi magazzini e piccoli mercati. Mondi profondamente eterogenei, nonostante se ne proclamasse l'unità. "L'Urss era un impero molto più duro e autoritario dell'Impero russo stesso - spiega Loznitsa nel materiale sul film -. Il termine "Impero sovietico" fu coniato dai politici negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale durante la Guerra Fredda. L'8 marzo 1983, Ronald Reagan definì l'Urss un "Impero del Male" in un discorso che lasciò un segno indelebile nell'immaginario collettivo. Otto anni dopo, l'Unione Sovietica crollò. Tuttavia, la fine dello Stato non significò la completa scomparsa dell'impero; i suoi resti e le sue conseguenze continuano a plasmare le nostre vite ancora oggi. Queste - sottolinea - sono forze invisibili che persistono nel plasmare il nostro mondo".

M.Palmer--MC-UK