Iss, 160 casi di epatite A solo a marzo nel 2026, 110 in Campania
L'aumento era già iniziato già nel 2025. Lo scorso anno in calo i casi di epatite B e C
Crescono nel 2025 in Italia i casi di epatite A. Ma "nei primi 3 mesi del 2026, si osserva un ulteriore rialzo, con un picco massimo a marzo, mese nel quale 160 casi hanno riportato l'esordio dei sintomi". La situazione epidemica è "alimentata soprattutto dai picchi in 3 regioni: Lazio, Campania e Puglia". Ma a trainare è stata soprattutto la regione Campania, con 110 casi totali dall'inizio del 2026 al 17 marzo. Sono in calo invece i casi di epatite B e C. Lo affermano i dati del bollettino della sorveglianza Seieva, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità. Già nel 2025, però, si era osservato un numero di casi di epatite A in aumento rispetto all'anno precedente: sono stati notificati 631 casi contro 443. L'innalzamento dei casi nell'anno in corso è legato al consumo di frutti di mare con 262 casi nei primi 3 mesi 2026 rispetto a 43 casi nello stesso periodo del 2024. C'è però anche un aumento dei casi legati alla trasmissione sessuale negli uomini che fanno sesso con uomini (101 casi nel 2025 e 26 nel 2026). Quanto all'epatite B, nel 2025 in Italia sono stati segnalati 148 nuovi casi, rispetto ai 189 dell'anno precedente. A trainare sono Lombardia (30 casi), Emilia-Romagna (26 casi) e Toscana (24 casi). I soggetti più colpiti sono quelli fra i 55 e i 64 anni. I fattori di rischio più frequenti sono manicure, piercing e tatuaggi, le cure odontoiatriche e sesso a rischio (24%). Nel 2025, continua il trend in crescita nel numero di casi di epatite E con 92 casi (rispetto ai 70 dell'anno precedente) prevalentemente da Abruzzo (27-29% dei casi) e Lazio (16-23%). Il trend in aumento ha riguardato soprattutto gli over 65 e per lo più soggetti di sesso maschile: il 51% dei casi ha riferito di aver consumato carne di maiale cruda o poco cotta. Nel 2025 sono stati segnalati 51 casi di epatite C rispetto ai 60 dell'anno precedente, soprattutto in Lombardia (39%) e Emilia Romagna (23%). Si osserva un maggior numero di casi tra gli uomini tra 35-54 anni e il fattore di rischio principale sono manicure, piercing e tatuaggi (32%).
B.Foster--MC-UK